Tempo e Viaggi nel Tempo
di Carlo Dorofatti
Il
tempo è l’immagine in movimento dell’eternità
Platone
E’ ormai accertato che il tempo non sia solo una sorta
di contenitore di eventi e di forme, passivo e immutabile. Tuttavia l’esoterismo considera il tempo
addirittura come un vero e proprio regno
naturale, vivente e intelligente, in simbiosi con tutte le altre
manifestazioni dell’essere dimensionali, spaziali, materiali e viventi, di cui è a sua volta un supporto e un
costituente fondamentale.
Dove esiste lo spazio, dove si manifestano le forme e
ha luogo la loro continua trasformazione e reciproca interazione, il tempo viene percepito - e in effetti
opera - come sequenzialità di eventi.
Al di fuori degli spazi e delle dimensioni
materiali il concetto
di scorrimento del tempo non ha ragione d’essere e altri sono i suoi meccanismi di funzionamento, indagati i
quali si può meglio comprendere la reale natura del
tempo.
Il tempo è il primo effetto dell’incontro di forze
primordiali dal quale scaturisce l’universo: il primo risultato dell’atto creativo, quando ancora l’universo
viene distinto dal Tutto come potenzialità virtuale di manifestazione
dell’Essere.
Lo sviluppo della manifestazione universale in
ecosistemi esistenziali e vitali percipienti, scandisce l’inizio dello “scorrimento”, ovvero di un senso di
lettura mentale in cui
causa ed effetto strutturano il nesso temporale da un evento all’altro, necessario per misurare e dare
significato alle forme, alla loro trasformazione e interazione reciproca, a qualsiasi
livello.
Con l’avvento della fisica quantistica, la fisica
moderna inizia a comprendere le infinite relazioni che le forme e il tempo intrecciano, in un rapporto dove
causa ed effetto possono anche non riconoscersi più attraverso una sequenza
logica.
E’ proprio il tempo, come ente e principio a sé
stante, che fornisce alle forme la possibilità di trasformarsi appunto lungo l’asse di scorrimento temporale,
di istante in istante, di evento in evento, verso la direzione evolutiva propria di quel dato universo,
secondo la sua natura.
Il tempo è un parametro attraverso il quale considerare la forma, mantenuta dalla
“frazione temporale” cui partecipa. Ne diviene una vera e propria dimensione
identificatrice.
Essendo la direzione evolutiva del nostro universo
quella della complessità, in
linea teorica, a tempi passati corrispondono sistemi meno complessi, mentre a tempi futuri corrispondono
sistemi più complessi, in cui la struttura dell’universo si compone di masse sempre più “piccole”, ma in
grado di esprimere una funzionalità o di supportare un’informazione/memoria sempre più ampia, all’interno di
un sistema di relazioni sempre più evoluto.
Dico in linea teorica in quanto, per una
serie di motivi legati all’espressione della coscienza, può accadere che il tempo (il piano delle forme) si
sviluppi in maniera tutt’altro che lineare rispetto alla direzione di complessità, disegnando così anse, vortici e
movimenti tali da costituire una vera e propria “geografia” con
scorrimenti di tempi differenti, tempi
sovrapposti, direzioni opposte e con peculiari angolazioni
reciproche.
A seconda della prospettiva adottata, dobbiamo considerare
il tempo almeno da due punti di
vista principali.
Il primo ci è familiare, ma è tuttavia il meno reale in termini assoluti
(ma non per quanto ci riguarda): si tratta cioè di considerare il tempo nella sua funzione di
scorrimento, dal passato al futuro.
Immersi nel fiume temporale partecipiamo a questo scorrimento inesorabile, assistendo al trascorrere di
quanto convenzionalmente definiamo “storia”, addensata dal ricordo individuale e dalla memoria
collettiva.
La seconda concezione del tempo si basa su di un punto di osservazione che
ci pone al di fuori del tempo stesso, quindi al di fuori della forma. Da questa prospettiva abbiamo la possibilità
di scorgere simultaneamente tutto il fiume del tempo, dalla sorgente alla foce; anzi, tutti i fiumi
possibili.
Non esistono più passato e futuro, ma solo il presente. Ogni evento è
presente, contemporaneo a tutti quanti gli altri eventi. Tutto l’universo e tutte le possibilità di manifestazione
della forma sono presenti in questa sfera
temporale.
Ogni evento è contenuto simultaneamente e indistintamente da ogni altro,
causa ed effetto non hanno ragione d’essere.
Questa visione del tempo ci porta ad immaginare una sorta di “geografia
temporale”: l’universo non è più un territorio spaziale, ma soprattutto temporale.
Ovviamente, nel mare dell’eterno presente, ogni oggetto non può essere che
virtuale: è un mondo pre-quantistico. E’ il mondo delle
idee, il “papiro fatto di tempo” sul quale le leggi costitutive
dell’universo, entrando in relazione l’una con l’altra, stipulano le norme di quel “contratto” dal quale derivano
le modalità di espressione dei possibili mondi della forma. Secondo le sequenze creative riportate dalle tradizioni
esoteriche, Le idee diventeranno archetipi, e quindi numeri e misure per successivamente esprimersi in
forme manifeste tra loro in continua
interazione secondo la natura dell’esistenza in
divenire.
Il presente, l’adesso, è il punto di incontro delle leggi universali,
continuamente.
Essendo l’essere umano il punto di convergenza di più nature, da quella
materiale, a quella animica, a quella divina e spirituale, in base a dove collochiamo il baricentro della nostra
identità – se più pertinente all’illusione materiale o più spostato verso la nostra natura superiore – possiamo
interagire diversamente con la realtà, con lo spazio e con il tempo, talvolta più o meno deliberatamente vincolati
dall’esistenza materiale, talaltra emancipati da qualsiasi
restrizione.
Ogni aspetto della realtà viene definito in virtù della natura di chi
osserva.
È l’osservatore il punto centrale dell’indagine, la quale non può che
essere sempre soggettiva e antropocentrica. L’essere umano è al centro dell’universo; ne è lo specchio e ne
rappresenta, dal nostro punto di vista, l’unica misura possibile. Non esiste oggettività, e la fisica quantistica
trae, ogni giorno, conferme a questa concezione.
L’uomo è l’unico strumento di percezione attendibile, in quanto tutti gli
strumenti di osservazione, creati dall’uomo, ottengono alla fine un’informazione che è l’uomo ad interpretare e
valutare, estraendone, altresì, un significato relativo, più o meno
complesso.
La percezione è l’elemento in grado non solo di sostenere la forma
all’esistenza, ma di estrarne un valore spirituale olistico che è, di fatto, il risultato verso il quale la forma,
come espressione dell’Essere, deve tendere.
Se da un lato la percezione “ordina” il caos dei tempi determinando delle
sequenze temporali intelligibili dalla coscienza in divenire, dall’altro alimenta il caos di nuovi elaborati del
pensiero che nutrono il mondo delle idee di nuove possibilità virtuali, in una circolarità di possibili rinnovate
manifestazioni derivate .
E’ importante considerare che le personalità hanno il concetto di tempo
sequenziale, ovvero del divenire, istante dopo istante. Esse però non hanno il concetto di spazio, di distanza
geografica, bensì di rispondenza (per complessità).
Mentre la scintilla divina può avere il concetto di spazio, di posizione,
ma non ha il concetto di tempo se non come eterno presente. L’interazione dei due princìpi produce la mente
incarnata: l’esperienza umana, con le sue facoltà primeve riscoperte e applicate nel
divenire.
La percezione è anche lo strumento a nostra disposizione per elaborare la
realtà e dare significato alle cose, ovvero attribuirvi o estrarne un valore aggiunto.
Come abbiamo visto, due sono, fondamentalmente, i
punti di vista attraverso i quali intendere il tempo: come “eterno presente” e come “sequenza di
causa-effetto” relativa ad un determinato mondo di
forme.
La prima è una prospettiva esterna allo scorrimento
temporale, che privilegia una percezione immediata, contemporanea e complessiva della sfera di tutti gli
eventi possibili in tutti i tempi possibili. E’ il grande contenitore del Mondo delle Idee che, a diverse
profondità, contiene, potenzialmente e virtualmente, tutte le manifestazioni possibili della forma nei limiti
dell’armistizio primevo delle Leggi, inteso come singolarità
universale.
Solo quando la forma si manifesta come struttura
percepibile (tempo, spazio, materia ed energia), dando luogo ad un mondo possibile, si può considerare la
prevalenza di una “direzione temporale”.
Gli eventi, intesi come possibili relazioni tra forme, non “cadono” sull’asse di
scorrimento temporale in maniera uniforme, bensì sono più intensi in corrispondenza di linee attorno alle quali la
complessità aumenta la sua probabilità di manifestazione:
le linee sincroniche. Inoltre, si dispongono all’interno di precise sequenze
temporali che definiamo “pacchetti di tempo”, della durata media di circa 70
anni[1]
.
Dal punto di vista dell’esoterismo il viaggio nel tempo è una pratica che, se non proprio
comune, da parte di diverse Scuole è (o è stata)
sperimentata.
Questa straordinaria esperienza non è la semplice prospezione temporale, resa possibile
dalle mantiche o dalla divinazione, ma riguarda la possibilità di spostarsi e di agire nel tempo, proprio
come se quest’ultimo fosse un territorio, un oceano navigabile, un circuito sul quale creare infinite
connessioni.
I “pacchetti di tempo” contengono eventi/forma saturi ad un livello di
utilizzo proporzionale alla complessità cui partecipano. Il movimento temporale si fonda proprio su quel margine di
complessità che permetterebbe ad un ente più evoluto di ri-saturare eventi ad un maggiore livello di utilizzo,
rimettendo in discussione la realtà storica del piano principale. Tale ente (il “temponauta”) si sposta sul tessuto
della realtà, per ridefinirla, stando al particolare ritmo dei “pacchetti temporali” che gli consentirebbe di
insinuarsi negli eventi “in controtempo” e ri-saturarli in funzione di una complessità superiore. La realtà
alternativa che si ottiene si sviluppa si di un’eco del piano principale. Il mondo eco può, in diversi modi,
interferire con il piano principale stesso, pur essendo da esso
discosto.
Il viaggio nel tempo è da collocarsi in una più ampia ricerca che indaga le leggi e le
dinamiche, più che della materia e dell’universo, della nostra mente e dei suoi poteri di manifestazione e di
determinazione della realtà che percepiamo.
Dedicherò future pubblicazioni a questo affascinante quanto controverso
argomento.
La vostra coscienza ha
sfaccettature
che esprimono la luce in sistemi
multipli di esistenza.
Ci sono molte, moltissime
espressioni
che abbracciano il vostro Sé
totale
e ciascuna espressione è legata al
perno di coscienza
che è la vostra identità
fondamentale.
E’ qui che la vostra voce e i
vostri occhi antichi
possono
mult i-dimensionalmente
osservare,
esprimersi e
sperimentare
THE
WINGMAKERS
La conoscenza delle proprie vite non corrisponde ad un esercizio di memoria, ma
al fatto che le si sta vivendo, coscienti della contemporaneità della nostra diversificata partecipazione al tempo,
nelle nostre diverse “incarnazioni”.
Proseguendo con questa visione del nostro essere, potremmo considerarci
prima di tutto come creature temporali, dotate di attrattore e scintilla divina, i cui radicamenti siano le nostre incarnazioni nelle
strutture materiali ed i nostri frutti le personalità in formazione
maturate.
Il ponte è dato da questa macro-creatura che “preleva” dai mondi di forma,
attraverso i suoi radicamenti in essi, la linfa (complessità, valore aggiunto) vitale, fatta di esperienze e
significati che attraverso le nostre ramificazioni nutrono il nostro essere divino immanente ed, in ultima analisi,
trascendente.
Con il termine archeologia
misterica intendo l’indagine del passato in quanto indagine del
profondo. Anche in questo caso non posso che riportare in noi stessi il baricentro della realtà, anzi, in
questo caso, della storia.
Dal punto di vista dell’indagine
antropologica ed archeologica, possiamo tirare un po’ le somme ritenendo ragionevoli i seguenti punti di
partenza:
1.
Probabilmente non ne
sappiamo molto in merito al nostro lontano passato;
2. la nostra
origine è di gran lunga più antica e misteriosa di quanto impariamo a
scuola;
3.
il Darwinismo
evidentemente non basta: il creazionismo e l’evoluzionismo devono trovare, in qualche modo, nuovi nessi e
punti di incontro;
4. forse la nostra origine non è terrestre, o non
solo terrestre, oppure, semplicemente, abbiamo bisogno di una nuova
logica per considerare
e comprendere la nostra genesi, i nostri antenati e la nostra storia;
5. una qualche interferenza “extra”, dall’esterno o dal profondo
- ovvero dal punto di vista ufologico e spirituale - va certamente considerata, anche attraverso
l’interpretazione delle figure del Mito.
Il fatto è che si parla di archeologia, di piramidi, di stelle e di
misteri del passato, di importanti prove e scoperte, di interpretazioni alternative, di antiche e misteriose
civiltà: tutto questo è davvero fantastico ed estremamente stimolante.
E quindi?
Anche in questo caso sono sempre più convinto che abbiamo bisogno di
una nuova consapevolezza e di nuove logiche. Abbiamo bisogno
di nuove domande. Serve un nuovo approccio per conoscere e capire la realtà, attraverso il quale l’essere
umano possa recuperare un pieno controllo delle sue proprie facoltà e dell’esistenza intera. Un approccio
attraverso il quale interagire con il “soprannaturale” e con tutte le possibili dimensioni della realtà,
sempre “qui e ora”, attorno a noi e dentro di noi.
Del resto cosa conta voler conoscere il passato o il futuro quando
siamo così distanti dal presente!
La chiave per comprendere ciò che è “lontano” nello spazio così come
nel tempo è certamente dentro di noi. La “verità” non è “là fuori” (come si dice nel film X-Files), ma “qui
dentro”!
[1] Oppure,
per essere più precisi, di 64 anni, secondo i calcoli di Terence McKenna basati su
di un certo calcolo “frattale” applicato all’oracolo cinese I-Ching che gli permisero, già nel
1971, di formulare la sua teoria sulle onde temporali, cicli di tempo, ovvero pacchetti di
eventi, della durata appunto di 64 anni, che su scala minore
corrisponderebbero ai 64 giorni di formazione della personalità attuale dal momento della nascita e ai
corrispettivi 64 giorni di dissolvimento dei corpi sottili dopo la morte del corpo fisico (che
potrebbero corrispondere ai 70 giorni della tradizione egizia se traslata sul calendario lunare). Tale
teoria permise al McKenna di collocare - per vie del tutto diverse rispetto alle interpretazioni del
calendario Maya - la conclusione del nostro ciclo esistenziale guarda caso proprio il 22 dicembre 2012!
Le sue rivoluzionarie teorie sul tempo e i viaggi nel tempo trovano pieno sviluppo nel suo The
Invisible Landscape (1993), mai tradotto in italiano, ma di cui si trovano numerosi stralci –
sebbene sia necessario spulciare un pochino - nella letteratura para-scientifica ed esoterica (anche
italiana) degli anni ’90.
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