Sintesi del mio metodo
operativo
di Carlo Dorofatti
Conoscere
la verità sul passato,
vivere
consapevolmente il presente,
determinare
con fiducia il futuro:
ecco quello
che ognuno di noi può fare
per se
stesso e per la libera evoluzione
della
Coscienza Umana.
Molte persone, anche tra coloro che da poco tempo stanno seguendo un certo
lavoro di studio e di approfondimento con me, mi chiedono spesso maggiori elementi e informazioni per meglio
inquadrare il percorso da me proposto.
Il percorso verso la guarigione che definirei
spirituale, così come verso una più completa
·
conoscenza di sé stessi,
·
coscienza della realtà
·
e consapevolezza della propria direzione evolutiva
non può che passare attraverso un impegno
radicale che è
·
di conoscenza e di elaborazione etico-culturale,
·
di ricerca interiore,
·
di superamento dell’illusione e di esplorazione del
reale,
·
di scelte di vita coerenti.
I riferimenti, i metodi e le tecniche oggi
proposte sono molteplici, alcune – dal mio punto di vista - più autentiche altre più superficiali, così come lo
sono le motivazioni e gli approcci scelti o ai quali si viene indotti.
Le tecniche di guarigione sono ridotte a
prodotti da bancarella, le nuove metafisiche per lo più astratte, sensazionalistiche e comunque inconcludenti,
l’approccio magico-esoterico più che mai violato e banalizzato, l’indagine delle facoltà superiori ridotta a
ricerca di poteri facili e immediati, non già per portare consapevolezza quanto per vendere rassicurazioni e
speranze di prosperità.
I metodi di ricerca e di sviluppo interiore
assomigliano sempre più a sistemi psicologici più o meno sofisticati, intrecciati con sistemi post-teosofici e
con gli stimoli di un Gurdjieff o di un Osho ridotti a pillole del momento e decontestualizzati dall’impegnativa
prassi iniziatica originale. Comunque sempre interessanti e utili anche nei loro formati semplificati, non lo
sono abbastanza per comporre uno scenario di motivazioni, conoscenze e percorsi davvero profondo e totale,
capace di penetrare l’essenza vera di un processo di Risveglio.
Con il percorso che ho definito “endoterico”,
fatto di letture, pratiche, incontri, gruppi di studio, conferenze e seminari, io propongo una riconsiderazione
profonda di tutte le fonti, alla luce di quanto possa essere stato
interessante, valido e veramente significativo per me. Tutto ciò nel fermo intento di elaborare e condividere un
percorso di consapevolezza all’altezza di questo mio approccio e della mia aspettativa: condividere risorse,
esperienze e strumenti semplici, chiari e concreti per una presa di coscienza vera, radicale e totalizzante di
sé e della realtà.
La mia esperienza è di natura esoterica. Non
posso quindi limitarmi al piano nozionistico o a metodi decontestualizzati da un più ampio percorso di indagine,
né limitare i contenuti e le dinamiche al piano psicologico, terapeutico o del confronto dialettico, aspetti che
tuttavia, da un certo punto di vista, costituiscono comunque una componente spontanea del processo olistico,
meta-culturale e spirituale sul quale intendo puntare.
Desidero che le conoscenze teoriche siano
sempre messe in relazione con un più ampio e maturo quadro di motivazioni. Mentre le logiche e le pratiche
proposte voglio che restino sul piano di una sensibilità “altra”, o forse della sensibilità “vera”, cioè elusiva
dei filtri convenzionali.
Per esserlo devono esprimersi soprattutto
attraverso le vie del silenzio più che della parola, della meditazione più che della speculazione, dell’energia
del corpo più che dell’energia della mente.
Le pratiche che, essendo parte della mia
esperienza, ritengo di suggerire – e che io stesso applico e divulgo - sono le seguenti:
·
la meditazione come pratica,
·
l’esercizio corporeo,
·
la meditazione come atteggiamento e modo di essere,
·
il respiro e la canalizzazione del prana,
·
l’auto-osservazione e il ricordo di sé,
·
la presa di coscienza delle proprie componenti d’anima e
spirituali,
·
le emozioni come strumento di percezione della realtà e di sé
stessi,
·
la visione magica e sincronica della realtà,
·
un ordine e una regola di vita e di pensiero,
·
l’uso del diario come strumento di ricapitolazione e di
pianificazione,
·
l’affinamento di una sensibilità superiore,
·
un percorso di studio e di ricerca attraverso riferimenti e
testi selezionati, nonché pellegrinaggi, ritiri e specifiche iniziative culturali, sociali e
ludiche.
Spero in questo modo di essere riuscito a
esprimere meglio il mio punto di vista e l’approccio che intendo usare, che certamente assumerà caratteri
diversificati in base alle dinamiche che in tempo reale caratterizzeranno persone, gruppi e obbiettivi, pur nel
rispetto del programma teorico-pratico generale che ho messo a punto e in cui credo profondamente, gli elementi
del quale sono pubblicati sui miei siti internet e approfonditi nei miei libri.
C’è ancora un altro aspetto da
considerare.
Da parte mia la volontà di portare avanti una
ricerca e una divulgazione efficace, onesta e autentica c’è, e ci metto tutto l’impegno e l’energia necessaria:
è la mia vita, al di là che coincida o meno con il mio lavoro e con le mille altre cose della quotidianità di
noi tutti. E’ la (e nella) mia vita.
D’altro canto il percorso si snoda sovente
lungo un ritmo mensile di incontri con le persone e con i gruppi interessati: risulta quindi evidente l’impegno
che ognuno ci deve mettere per rendere tale percorso proficuo, concreto e lineare nel suo svolgersi, studiando
ed applicandosi per conto suo o con gli altri con assiduità.
Quello che intendo dire, prendendo spunto
dalle mie circostanze personali, è che se nell’ambito di un seminario tematico questo problema non si pone più
di tanto, nel contesto di un percorso di coscienza l’impegno deve
essere proporzionato alla motivazione e soprattutto all’aspirazione dichiarata, cioè al risultato che si vuole
ottenere.
Sappiamo che il tempo e l’energia a
disposizione possono essere quello che sono, considerando i ritmi e le necessità della morsa quotidiana.
Tuttavia bisogna considerare se da una parte si tratta di una questione di priorità stabilite dalla persona
stessa, oppure se di oggettiva difficoltà (che porterà forse i suoi bravi risvolti karmici o quant’altro su cui
riflettere). Il punto non sta solo nel capire il livello di impegno e di priorità da dedicare, ma in ogni caso è
necessario che ognuno stabilisca realisticamente i propri obbiettivi (comunque in continua evoluzione) in
proporzione alle circostanze, ai tempi e all’energia a disposizione – o che si intende investire - e che
altrettanto realisticamente il “facilitatore” risponda onestamente nel dichiarare che un certo risultato si
possa o meno realizzare in quei termini e che quindi sia o meno giusto aspettarselo considerando le circostanze.
Inoltre tale risultato deve essere
conseguibile nella sua autenticità e veridicità e non mediante appagamenti illusori: qui non sto parlando di
suggestioni e di trovate affascinanti che il buon “comunicatore” può mettere in pista per il proprio tornaconto,
ma di lasciare o meno che le persone aspirino ad obbiettivi il cui conseguimento sia possibile, reale, concreto
e misurabile sul piano della crescita personale, applicata alla realtà delle cose, considerando tutti i limiti del caso. Solo se si accettano e se si comprendono
i limiti – da entrambe le parti - allora si può pensare di andare eventualmente oltre, ma si deve considerare
quello che i limiti costituiscono nella loro attualità e funzione.
Quindi, da un parte la persona deve essere
aiutata a fissare degli obbiettivi coerenti con l’impegno dichiarato o il tempo/energia disponibili, dall’altro
chi “facilita” deve accettare o meno l’incarico richiesto con onestà e nel bene reale delle persone, senza
forzature, false promesse, oppure pensando di appagare obbiettivi alti e sublimi giocando sulla suggestione e
sulla fascinazione, cosa che tuttavia spesso, anche inconsciamente, le persone vogliono o si fanno bastare,
oppure ancora che usano per giustificarsi rispetto a quello che sanno dovrebbe essere un impegno (e uno sforzo)
reale per conseguire risultati reali.
Anche in questo caso è necessario, da parte
del facilitatore, un ruolo di guida e di consiglio nell’educare
alla pretesa e nel far capire la stretta relazione tra aspirazione e
impegno, desideri e circostanze, così come la differenza tra promessa onesta e promessa fraudolenta,
conseguimento reale e appagamento illusorio.
Si tenga comunque presente che, come nel
ciclismo, non bisogna mai pensare a vincere la gara, bensì la tappa successiva. Per cui è ovvio che l’obbiettivo
ridimensionato nei suoi termini più realistici – nell’impegno delle persone e nel ruolo del facilitatore – andrà
a spostarsi sempre più in là, fino ad espandersi verso aspirazioni straordinarie ma, a quel punto, divenute
realistiche e legittime.
Naturalmente in un cammino condiviso ci sarà
da tenere presenti i diversi livelli delle persone coinvolte, fermo restando che c’è sempre da imparare anche
nella riconsiderazione di qualcosa che riteniamo scontato oppure ormai banale se abbiamo già macinato anni e
anni di ricerca e di lavoro personale. Il vantaggio dell’approccio esoterico è che parla sempre a tutti: il
messaggio giunge come deve giungere in proporzione a livelli, motivazioni e impegno.
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